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Perché mio figlio non rispetta le regole?

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Perché devo ripetere mille volte che bisogna lavare i denti? Perché devo fare le guerre puniche per fargli ritirare i giochi? Ma come faccio a far rispettare le regole a mio figlio?

Queste e molte altre sono le domande che sento fare a ruota libera da alcune mamme, domande che quasi non rivolgono neppure a me, ma spontaneamente escono dalla loro bocca con gli occhi rivolti al cielo dopo averle provate tutte ed essere arrivate ad un vicolo senza uscita apparente, stanche, frustrate e scoraggiate..

 

Come aiutare i genitori

Forse capiterà anche a te che stai leggendo ora. Bene, mi sono chiesta: come aiutare queste mamme e poterle vedere sempre con il sorriso, gli occhi raggianti e che si caricano trascorrendo del tempo con i loro cuccioli anziché scaricarsi?

 

Ho trovato la risposta

Se non l’unica, almeno una di quelle che ritengo più importanti. Prima l’antefatto. Da qualche tempo mi capita spesso di osservare tra mamme conoscenti, amiche, mamme alla scuola materna o mamme che vengono da me in consulenza, un particolare atteggiamento rivolto verso i loro cuccioli che le accomuna.

Pare che l’obiettivo di ogni mamma sia quello di educare al meglio il proprio figlio, “che cresca bene”, “che rispetti le regole”, “quello che si fa e quello che non si fa”, insomma, che stia in quelle… non so come definirle… norme, quelle che noi adulti chiamiamo regole.

Mi sono chiesta: perché? Mi sono risposta: sicuramente perché così siamo stati educati quando eravamo noi bambini, perché ci fa piacere che i nostri figli siano considerati “bravi bambini”, questo ci fa aumentare la considerazione che abbiamo di noi stessi, perché almeno lì siamo stati bravi (dato che di autostima ne abbiamo sempre troppo poca).

Poi perché in genere vediamo gli altri fare così e perché comunque, che dir si voglia, parte in automatico, se nostro figlioper esempio non smette di correre mentre gioca (…!?…), se noi vogliamo che smetta, capita appunto di innervosirci dopo poco, alzare un po’ la voce e esclamare “adesso basta! Ho detto di fermarti e venire qui, altrimenti….!!”.

Già quell’”altrimenti” fa più danni lui di non so che…! E poi? Ti chiederai dove voglio arrivare.

Bene, a quali risultati porta un atteggiamento perentorio, autoritario, oserei dire freddo, perché secondo questa visione bisogna essere piuttosto marmorei per farsi rispettare?

Forse tuo figlio, magari non il tuo ma quello del tuo vicino di casa, smette di “agitarsi” (lo metto tra virgolette perché spontaneamente scriverei esprimersi…) al parco?

Dall’attimo dopo si trasforma in agnello (che ricordo essere i figli delle pecore, sulle quali grava una pesante metafora…) e farà per sempre tutto quello che gli dici? Giocherà da domani senza fare rumore mentre tu cucini?

Non credo… Perché? Perché non riusciamo a “farci obbedire”?  Perché non riusciamo a trovare la via per rendere sempre fluido e armonico il rapporto con i nostri figli?

 

Non educare, ma…

In questo caso mi rivolgo in particolare ai figli piccoli, anche perché come sai se la pianticella cresce bene all’inizio, ha poi pressoché la strada spianata per dare buoni frutti dopo. Dunque, come ti anticipavo ho trovato la risposta: almeno da 0 a 7 anni i figli del cucciolo d’uomo non vanno educati.

 

La capretta e il suo cucciolo

Hai letto bene e certo mi prenderai per matta. Ma non è così, e l’ho imparato grazie alla convivenza con una dolcissima mamma capretta che ho visto allevare il proprio cucciolo e svezzarlo.

Che cosa fa la mamma capretta con il suo cucciolo (nel suo caso per i primi mesi, nel caso dell’uomo possiamo parlare proprio dei primi 7 anni)?

La mamma capretta saggiamente non impartisce nei primi tempi alcuna regola al suo cucciolo, del tipo: non saltare lì, non spostare la zampa così, non muovere la coda cosà, non giocare con il gatto, stai attento a non allontanarti, ecc…

La capretta semplicemente LO AMA! LO AMA E BASTA! Non è una meraviglia?! Con pazienza e devozione mamma capretta lo allatta, a suo modo lo coccola, lo lecca, lo cura, non gli toglie mai gli occhi di dosso,  in una osservazione attenta ma silenziosa, vigile ma non invadente.

Se il capretto si spinge poco lontano non lo limita, piano piano lo segue per proteggerlo da eventuali pericoli, senza negargli la possibilità dell’esperienza… Ti prego non rispondermi: ma lei non lavora….!…

Potrei farti un sacco di altri esempi a proposito, ma il nodo cruciale è: quanti di noi nel tempo che hanno da dedicare ai propri cuccioli lasciano da parte ogni bisogno personale per dedicarsi anima e corpo a dare amore?

 

Per le regole si può anche aspettare

Posso assicurarti che per le regole c’è tempo, ma se tuo figlio fin da subito non conosce l’amore, quello vero, incondizionato, quello che non vuole un prototipo di figlio perfetto in cambio, quello che si “sacrifica”, che sa rendere sacro il momento insieme con tutto quello che questo comporta, crescerà fin da subito con una stampella… del resto potrebbe una pianta far crescere le radici e nutrirsi senza un buon terreno fertile?

Il terreno per i nostri cuccioli è proprio l’amore, ti auguro quindi di darlo innanzitutto a te stessa e di riversare poi tutta l’abbondanza che ne verrà sui tuoi cuccioli: nelle annate successive raccoglierai ottimi frutti!

Buona vendemmia…

 

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Commenti

  1. maxi scrive:

    il discorso sulle regole è interessante, meriterebbe di essere approfondito adeguatamente.
    ingabbiare di regole i nostri figli?
    lasciarli nella “sregolatezza”?
    oppure una buona via di mezzo? (poche regole chiare e semplici)….. io ad esempio propendo per questa….

    quello che non capisco è il fatto che l’articolo sembra porre in antitesi l’amore e le regole: o l’uno o l’altro!!!

    ho capito male? se è così mi scuso.
    se ho capito bene, però, non ho abbastanza spazio per contestare questa affermazione, tanto assurda mi pare!

    Massimiliano

    1. roberta scrive:

      Grazie Massimiliano per il suo commento,
      e soprattutto grazie perchè nel risponderle mi da la possibilità di fare un doveroso approfondimento
      che meriterebbe forse lo spazio di un altro post.
      Certo la via di mezzo è la miglior cosa. E di cosa è fatta questa via di mezzo? Credo certamente dall’amore
      incondizionato di mamma e papà e anche dall’interiorizzare quelle sane abitudini attraverso le quali si evitano
      le sregolatezze… Per dirla come più mi piace: per far sì che il bimbo coltivi quel sano ritmo che gli permette
      di vivere in modo armonico con se stesso, con l’ambiente che lo circonda e con gli altri.
      Ecco qui che posso specificare meglio il concetto di regola e il perchè assolutamente non è un concetto in
      antitesi con l’amore. Nel post in particolare si fa riferimento ai bimbi più piccini e in particolare da 0 a 7 anni
      periodo in cui non “imparano”, mi sento di dire assolutamente, attraverso le regole che vengono impartite, per così
      dire, in modo canonico, ovvero spiegando verbalmente al bambino il perchè e dicendo verbalmente al bambino cosa
      fare, specialmente se in tono autoritario e perentorio. I bambini da 0 a 7 anni imparano in maniera elettiva attraverso
      l’imitazione dell’adulto di cui si fidano. Quindi è molto più facile e meno stancante e frustrante per mamma e papà
      dare l’esempio con le azioni più che con le parole. Faccio alcuni esempi: se vuoi che tuo figlio si lavi sempre i denti,
      lavali sempre tu per primo e condividi con lui questo momento, se vuoi che tuo figlio sia ordinato, siilo tu per primo
      (e soprattutto quando riordini non sbuffare! I bambini sono molto più sensibili verso il nostro vero stato d’animo, che verso quello
      che cerchiamo di far passare con le parole…!), se vuoi che tuo figlio rispetti le regole comuni, fallo tu per primo rispettando
      le regole fra gli adulti e quindi non essendo in conflitto con l’altro, accettando le diversità e gli eventi della vita, ecc.
      Mi auguro di aver chiarito in questo modo il suo dubbio e di aver specificato il senso profondo che va oltre il tono
      del post.
      Grazie e un caro saluto,
      Roberta Cavallo

      1. maxi scrive:

        Grazie del chiarimento Roberta, per quel che vale condivido totalmente!
        I bambini seguono l’esempio e non le chiacchiere, sono assolutamente d’accordo. E’ deprimente vedere quanti genitori urlino in faccia ai loro figli le “regole” da rispettare e poi si contraddicano palesemente coi propri comportamenti. Ma si sa, per “vedere” i nostri errori serve l’aiuto di qualcuno che guardi “dal di fuori”, e naturalmente questo lo sto dicendo per primo a me stesso…

  2. Valeria scrive:

    Non è impossibile fare come la capretta e seguire la natura, è solo tanto difficile per noi mamme che siamo state educate in un certo modo, che lottiamo con lavoro, soldi, stanchezza e quante altre difficoltà.
    Ma io sono una di quelle mamme fortunate ad aver conosciuto Roberta e i suoi insegnamenti e quando riesco a metterli in pratica pare che tutto l’universo ne tragga vantaggi: dai miei bimbi per primi, e poi io, il mio compagno e le persone che ci stanno vicine. Provarci ne vale la pena. Grazie Roberta!

  3. chiara scrive:

    condivido molto quello che scrivi…. e l’esempio della capretta lo trovo splendido, ma io ho una bimba di 5 e due gemelli maschio e femmina di 3.
    Il maschietto è un portento, FORZA E TESTARDAGGINE sono le parole esatte per descriverlo: ti scrivo un esempio: 3 giorni che non termina il suo latte al mattino, alla domenica che dovevamo uscire a pranzo io e mio marito ci mettemmo d’accordo di lasciarlo a casa.
    Io sono partita con le due bimbe e mio marito rimane a casa con il maschietto. E’ rimasto seduto dalle 9 a meno 5 a mezzogiorno con la tazza davanti. Alle 12 mio marito fece per adarsene e il piccolo si è bevuto in un sol sorso tutto il latte. Si mette nei pericoli, sfida costantemente la nostra pazienza e tutte le regole, con difficoltà a scuola riescono a fargli fare le attività a meno che non siano attività fisiche… E quindi come fà la capretta a seguire il cucciolo che cammina lungo il muro della rampa di casa dove il punto piu’ alto è di 3 metri tralasciando sempre le altre 2 pecorelle…?? A presto Chiara

    1. roberta scrive:

      Ciao Chiara,
      capisco che non è affatto facile: con tre figli, tutto ciò che faresti bene per uno, lo devi moltiplicare per tre. E tra gli impegni, la casa, il lavoro,
      anche se i genitori sono due non è per nulla semplice. Quindi è chiaro che in questi casi serve davvero una marcia in più, ma posso garantirti che
      non è impossibile. Per esempio, dato che nessun bambino è uguale all’altro, neppure tra i gemellini, molto spesso la soluzione si trova accettando
      le caratteristiche di ciascuno e adattando il proprio intervento e la propria modalità in base ai bisogni di ognuno di loro. Anche se può sembrare impegnativo,
      in verità nel giro di poco tempo tutti e tre si sentono accolti e apprezzati e quindi sono molto più sereni, meno capricciosi e quindi anche meno impegnativi.
      Nel tuo caso particolare è probabile che il maschietto abbia bisogno di muoversi di più rispetto alle sorelline, magari di avere ogni tanto uno spazio esclusivo
      di qualità solo con te (per esempio, ogni tanto prenditi un’oretta in cui portare fuori solo lui in modo che possa fare “il pieno di te” senza avere la sensazione di doverti dividere con qualcun’altro, e durante il quale tu sei davvero tutta per lui), di cambiare spesso gioco, per scaricare tutta la sua grande quantità di energia e per sentirsi apprezzato per quello che è. Altrimenti
      il suo atteggiamento sarà quello di ribellarsi e mettervi costantemente alla prova, pur di “rendere onore alla sua unicità”. Puoi chiedergli spesso come si sente, prendendotelo in braccio
      un attimo e guardandolo negli occhi: così lo abitui in maniera semplice a esprimersi nel bene e nel male, senza tenersi tutto dentro e dover poi esplodere utilizzando “la ribellione”. Spero di esserti stata d’aiuto, anche se in un così breve spazio. Se hai dubbi o domande scrivimi ancora. Un caro saluto, Roberta

  4. alice scrive:

    Ciao, sono mamma di 1 maschietto di quasi 8 anni e 1 femminuccia di 5. Il maschietto che si chiama jacopo da molte preoccupazioni a scuola cioe’ non riesce a seguire le regole della scuola e della classe. Io contiuno a spiegargli come ci si deve comportare ma senza risultati e, inoltre, ho la sensazione che ci sia qualcosa che non mi vuole raccontare, e’ molto agitato e dice di sentirsi confuso, il suo rendimento pero’ e’ buono. COSA POSSO FARE PER AIUTARLO? Grazie

    1. roberta scrive:

      Ciao Alice, di certo per i bambini di oggi, molto sensibili, riuscire a sostenere l’ambiente scolastico attuale non è semplice. E’ normale che si agiti e si senta confuso, in quanto, per quanto ci si sforzi, non trova un ambiente adatto a lui. Potresti aiutarlo con dei fiori di bach e ancora di più cercando di accogliere i suoi bisogni, fare in modo che quando è casa possa
      scaricare la tensione, possa trovare un ambiente sereno in cui poter essere se stesso. Ti consiglio anche di non pretendere troppo da lui in questo momento, dal punto di vista del comportamento, ma, senza dirgli come dovrebbe comportarsi, potresti tranquillamente continuare ad ascoltare le sue motivazioni del disagio, trovando con lui e per lui le soluzioni. Vedrai che la situazione migliora. Se vuoi maggiori dettagli puoi scrivermi senza impegno via mail. Un caro saluto, roberta.

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